Famiglia stilizzata, image by GDJ - Open Clipart


 

CONGEDO DI MATERNITA'

E’ il periodo di astensione obbligatoria dal lavoro riconosciuto alla lavoratrice durante il periodo di gravidanza e puerperio:

  • durante i 2 mesi precedenti la data presunta del parto, salvo flessibilità;

  • durante i 3 mesi dopo il parto, salvo flessibilità.

FLESSIBILITA’ DEL CONGEDO DI MATERNITA’

La lavoratrice può smettere di lavorare, usando il congedo di maternità, anche a partire dal mese precedente alla data presunta del parto e fino ai 4 mesi successivi alla nascita del bambino, a condizione che il medico specialista del servizio sanitario nazionale (o con esso convenzionato) e il medico competente ai fini della prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro, attestino – nel corso del 7° mese di gravidanza – che tale scelta non danneggia la salute della mamma e del nascituro.

La richiesta deve essere inoltrata prima dell’inizio dell’8° mese di gravidanza all’Inps e al datore di lavoro.

Con la legge di bilancio 2019, il congedo per le neomamme lavoratrici è cambiato nel senso che la madre può scegliere di spostare in avanti il periodo utilizzandolo tutto dopo il parto, sempre previa autorizzazione medica, rimanendo quindi al lavoro fino al nono mese e restando a casa nei 5 mesi successivi alla nascita del bambino.

INDENNITA’ DI MATERNITA’

Durante il periodo di astensione obbligatoria dal lavoro la lavoratrice percepisce un’indennità economica in sostituzione della retribuzione. Il diritto al congedo ed alla indennità spettano anche in caso di adozione o affidamento di minori. Per il periodo di congedo obbligatorio di maternità, la lavoratrice ha diritto a una indennità pari all’80% della retribuzione, salvo integrazioni previste dalla contrattazione collettiva.

Per ottenere l’indennità di maternità è necessario trasmettere all’Inps e/o al datore di lavoro la domanda.

Per il periodo di congedo di maternità sono previsti i contributi figurativi, utili per la pensione e riconosciuti se il lavoratore ne fa domanda.

CONGEDO DI PATERNITA'

In presenza di determinate condizioni che impediscono alla madre di beneficiare del congedo di maternità, il diritto all’astensione dal lavoro ed alla relativa indennità spettano al padre lavoratore, attraverso il congedo di paternità, grazie al quale può astenersi dal lavoro per tutta la durata del congedo di maternità, o per la parte residua che sarebbe spettata alla lavoratrice, in caso di:

  • morte o grave infermità della madre;
  • abbandono del figlio da parte della madre;
  • affidamento esclusivo del bambino al padre.

 

Inoltre, per il padre lavoratore dipendente (settore privato), la Legge di Bilancio 2022  rende strutturale il beneficio e conferma  il diritto a usare, entro i primi 5 mesi di vita del bambino:

  • congedo obbligatorio di 10 giorni lavorativi in occasione della nascita del figlio;
  • congedo facoltativo di 1 giorno, in alternativa alla madre lavoratrice e in sua sostituzione.

Tale beneficio spetta nel caso di nascita di un figlio; di adozione o affidamento di un minore; di decesso del figlio, nei primi 10 giorni di vita del bambino o dal primo giorno della 28° settimana di gestazione. I giorni di congedo spettanti al papà possono essere utilizzati sia in modalità consecutiva che in maniera non continuativa.

Il trattamento economico di questi due tipi di congedo è pari al 100% della retribuzione. Per usare il congedo occorre presentare una specifica richiesta al datore di lavoro con un preavviso di almeno 15 giorni. Per il periodo di congedo di paternità sono previsti i contributi figurativi, utili per la pensione e riconosciuti se il lavoratore ne fa domanda.

Indennità di maternità e congedo di paternità: LE NOVITA' NELLA LEGGE DI BILANCIO 2022


PER APPROFONDIMENTI:


CONGEDO PARENTALE

Nei primi 12 anni di vita del bambino ciascun genitore può astenersi facoltativamente dal lavoro, grazie al congedo parentale. Per ogni bambino, il limite complessivo dei congedi usati da entrambi i genitori è di 10 mesi (o 11 a determinate condizioni).

Il diritto al congedo parentale spetta:

  • alla madre lavoratrice, trascorso il periodo di congedo di maternità, per un periodo continuativo o frazionato non superiore a 6 mesi;
  • al padre lavoratore, dalla nascita del figlio, per un periodo continuativo o frazionato non superiore a 6 o 7 mesi a determinate condizioni;
  • nel caso vi sia un solo genitore, per un periodo continuativo o frazionato non superiore a 10 mesi.

Il congedo parentale può essere richiesto dai genitori anche contemporaneamente e il padre può assentarsi fin dalla nascita del figlio.
I periodi di congedo parentale non utilizzati da uno dei due genitori non possono essere utilizzati dall’altro.

Il periodo di congedo deve essere comunicato al datore di lavoro (secondo le modalità e i criteri definiti dai contratti collettivi) con un preavviso di almeno 5 giorni, (indicando l’inizio e la fine del periodo di congedo) e all’Inps prima dell’inizio dell’assenza. Per il periodo di congedo parentale sono previsti i contributi figurativi, utili per la pensione e riconosciuti se il lavoratore ne fa domanda.

CONGEDO PARENTALE A ORE

Il congedo parentale può essere utilizzato anche a ore, secondo quanto previsto dalla contrattazione collettiva o aziendale.
In caso di mancata regolamentazione da parte della contrattazione collettiva, è possibile, per ciascun genitore, utilizzare il congedo parentale a ore in misura pari alla metà dell’orario medio giornaliero del periodo di paga mensile immediatamente precedente a quello in cui ha inizio il congedo parentale.
Per il congedo parentale a ore il preavviso deve essere dato al datore di lavoro 2 giorni prima.

 

TRATTAMENTO ECONOMICO CONGEDO PARENTALE

Per il periodo di congedo parentale, i lavoratori hanno diritto a:

  • indennità pari al 30% della retribuzione, per un periodo massimo complessivo tra i genitori di 6 mesi (salvo integrazioni previste dalla contrattazione collettiva), fino al 6° anno di vita del bambino;
  • indennità pari al 30% della retribuzione, per i periodi oltre i 6 mesi e entro il 6° anno di vita del bambino, – e comunque per tutti i periodi fruiti tra il 6° e l’8° anno di vita del bambino – se il reddito individuale dell’interessato è inferiore a 2,5 volte l’importo del trattamento minimo di pensione previsto;
  • nessuna indennità, per i periodi di congedo parentale fruiti oltre l’8° anno di vita del bambino e fino al 12°.

PER APPROFONDIMENTI:


RIPOSI GIORNALIERI

MADRE

Durante il 1° anno di vita del bambino la madre lavoratrice ha diritto a:

  • 2 ore di riposo al giorno;

oppure

  • 1 ora di riposo al giorno, se l’orario giornaliero di lavoro è inferiore a 6 ore.

I riposi giornalieri devono essere effettivamente fruiti.

In caso di parto plurimo, i periodi di riposo sono raddoppiati e le ore aggiuntive possono essere utilizzate anche dal padre.

PADRE

I periodi di riposo sono riconosciuti al padre lavoratore:

  • nel caso in cui i figli siano affidati al solo padre;
  • in alternativa alla madre lavoratrice dipendente che non li utilizza;
  • nel caso in cui la madre non sia lavoratrice dipendente;
  • nel caso in cui la madre non svolga attività lavorativa;
  • in caso di morte o di grave infermità della madre.

In caso di parto plurimo, i riposi giornalieri sono raddoppiati e le ore aggiuntive possono essere utilizzate anche dal padre.

 

TRATTAMENTO ECONOMICO RIPOSI GIORNALIERI

I periodi di riposo sono considerati ore lavorative agli effetti della durata e della retribuzione del lavoro e per essi spetta un’indennità pari all’intero ammontare della retribuzione relativa ai riposi stessi.


CONGEDO PER MALATTIA DEL FIGLIO

I genitori hanno diritto di astenersi in modo alternato dal lavoro durante le malattie di ciascun figlio di età non superiore a 3 anni, senza alcun limite massimo.

Per le malattie di ogni figlio di età compresa fra 3 e 8 anni, ciascun genitore ha diritto di astenersi dal lavoro per 5 giorni lavorativi all’anno.

Il congedo spetta al lavoratore anche se l’altro genitore non ne ha diritto.
Nel caso in cui il figlio sia affetto da disabilità grave sono previsti congedi e permessi specifici.
Il congedo non dà diritto ad alcuna indennità economica.

Eventuali clausole contrattuali migliorative possono prevedere forme di retribuzione a carico del datore di lavoro.

Per il periodo di congedo per la malattia del figlio sono previsti i contributi figurativi, utili per la pensione e riconosciuti se il lavoratore ne fa domanda.


CONGEDO PER COVID

L’Inps, sabato 8 gennaio 2022, ha pubblicato la circolare operativa che consente a chi abbia figli positivi al nuovo coronavirus o quarantenati di chiedere il congedo parentale Covid fino al 31 marzo 2022, quando finirà lo stato di emergenza.

La domanda può essere presentata, anche con effetto retroattivo, da “genitori con figli affetti da SARS CoV-2, in quarantena da contatto o con attività didattica o educativa in presenza sospesa o con centri diurni assistenziali chiusi, per la cura dei figli conviventi minori di anni 14, per un periodo corrispondente, in tutto o in parte, alla durata dell’infezione da SARS CoV-2, alla durata della quarantena da contatto del figlio, ovunque avvenuto, nonché alla durata del periodo di sospensione dell’attività didattica in presenza o di chiusura dei centri diurni assistenziali”.

Per le informazioni sul Congedo parentale SARS CoV-2 relativo ai lavoratori dipendenti consulta QUESTA PAGINA nell'Informafamiglie

Vedi anche le informazioni sul Congedo parentale SARS CoV-2 anche per i genitori lavoratori autonomi e iscritti alla Gestione Separata


VEDI CONTRIBUTI